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  • Redazione Etiquette

Oggi è la giornata mondiale della gentilezza!


Prima di tutto, una precisazione d’obbligo: le buone maniere e il garbo sono una virtù da perseguire e praticare sempre, 365 giorni l’anno.

Ciò detto, quale miglior occasione di ricordarci l’importanza di un’iniziativa empatica, cortese e amichevole se non proprio nella giornata mondiale ad essa dedicata? Il 13 novembre in tutti i continenti – seppur assecondando le differenti tradizioni locali – si celebra la gentilezza tramite un incoraggiamento che invogli le persone a compiere un semplice gesto di cortesia nei confronti del prossimo o dei propri cari. Qualunque sia la dimostrazione scelta, il punto di partenza comune resta la riflessione sulla centralità della cura e dell’attenzione per un buon grado di condivisione, nella convinzione che il vivere comune sia un privilegio da tutelare con piccole esternazioni dall’enorme ritorno umano.

La ricorrenza internazionale viene onorata negli Stati Uniti, in Italia, negli Emirati Arabi, in India, a Singapore, in Nigeria, Giappone, Australia e Canada. L’idea venne 10 anni fa a Babbel, l’azienda che sfruttò un’app per promuovere l’apprendimento delle lingue come spinta alla comprensione reciproca e all’interpretazione dei bisogni altri. Da quel momento la data restò fissa e fu preservata nel tempo, segno che la cortesia e il bon ton sono da tutti considerati degli essenziali valori aggiunti da coltivare e diffondere.

Persino negli aeroporti – compresi i nostri nodali scali di Ciampino e Fiumicino – sono sorti con gli anni dei “desk della gentilezza”, con l’obiettivo di prestare spontaneamente assistenza ai viaggiatori, fornendo loro informazioni e omaggiandoli di graditissimi fiori e pasticcini per allietare il volo.

Ci sono poi flash mob ed eventi caritatevoli: ogni città di ogni nazione battezza una tipologia d’iniziativa, coerente con la propria storia e l’indole della sua gente. Appartiene da oltre cent’anni al Bel Paese la lodevole tradizione di pagare due caffè anziché uno, per garantire una tazzina “sospesa” ad un bisognoso, regalandogli l’ineguagliabile piacere di un buon espresso all’italiana (anzi, napoletana)!

Potremmo sbizzarrirci nell’approfondire le varie pratiche a spasso per gli angoli del mondo. In Giappone, per esempio, si ha l’ottima abitudine di salutare la partenza di qualcuno (che sia alla volta di un viaggio e di una nuova esperienza professionale) con un piccolo dono, a significare l’empatia di fronte ad un momento di svolta e la piena comprensione dello sforzo e del coraggio che essa può comportare. Che dire poi della “nazione più caritatevole del mondo”, il Myanmar. I monaci buddisti, il cui sostentamento è reso principalmente possibile dalle donazioni, sono soliti condividere il cibo ricevuto con gli indigenti, segno che la generosità, molto spesso, ha più punti in comune con la povertà che con la ricchezza.

Insomma, tante forme per un’unica meravigliosa sostanza: la bontà, le buone maniere, la cortesia e il garbo. Esistono infiniti nomi per indicare la gentilezza ed infinite sono le lingue nelle quali poterla tradurre e condividere. Ciò che conta, però, è il continuo e costante ricorso ad essa, sia pur nella più piccola e apparentemente insignificante manifestazione.

Buona Giornata mondiale della gentilezza a tutti! Che sia un’imperdibile ispirazione per prolungarne ogni giorno i magnifici effetti, perché nulla regala felicità come quest’insostituibile attitudine!

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